Palii, Tornei, Quintane, Corse di cavalli…questi erano i divertimenti preferiti nel Medio Evo e nel successivo Rinascimento. Con l’avvento e lo sviluppo della Cavalleria questi eventi assunsero ad una grande importanza, ogni occasione era valida per indire questo genere di gare, per variare la vita monotona che si svolgeva entro le mura dei castelli, per addestramento militare dei cavalieri, o per rendere omaggio a qualche importante ospite di passaggio.

Nel Seicento, con l’avvento sistematico delle armi da fuoco, i tornei persero la funzione di palestre di abilità e di ardimento, rimase però la tradizione cavalleresca e le Giostre, specialmente sotto forma di Quintane e Gualdane, rivestendo un carattere di rievocazione storica. Anche a Faenza si disputarono numerosi Tornei, uno per tutti, il più noto, la famosa “Giostra del Barbarossa”.

Nel gennaio del 1165, l’Imperatore Federico transitò per Faenza e fu ospite nelle case di Enrico e Guido Manfredi. Venuto a conoscenza del valore dei faentini sul campo di battaglia, il Barbarossa volle che per lui giostrassero in un torneo. In ottemperanza alle disposizioni ecclesiastiche che proibivano i Tornei, i faentini giostrarono “ non tamen cum armis ferreis sed ligneis”, non con armi di ferro, ma di legno.

Si giostra quindi con armi di legno, per ottemperare alle disposizioni della Chiesa, in un orto detto Broylo posto dietro la casa dei Manfredi, nell’attuale via Baroncini. L’Imperatore e la consorte molto si dilettarono di questa Giostra, e l’avvenimento rimase a lungo nella tradizione popolare, come descrive il cronista dell’epoca magistri Tolosano.

Durante il dominio manfrediano su Faenza, l’arte del torneare non era fine a se stessa, ma serviva in determinati casi a dimostrare che, chi esercitava il potere, sapeva all’occasione maneggiare magistralmente le armi.

Nel 1410, negli Statuti di Faenza, sono distinti il Palio dell’Assunta (15 agosto) e quello disputato in occasione della festa del Santo Patrono, S. Pietro. In quest’ultimo, disputato il 29 giugno, il premio per il vincitore era il “Palio” (drappo di panno fine di 8 braccia di colore rosso scarlatto, per ricordare il martirio del Santo); al secondo classificato una porchetta mentre al terzo una resta d’aglio e un gallo. Ancora oggi sono questi i premi assegnati ai giostranti.

Da questa tradizione di Giostre e Tornei, ha preso spunto l’odierno Niballo – Palio di Faenza. Il Palio nella sua versione moderna, vede la prima edizione domenica 28 giugno 1959, vigilia della festa patronale di S. Pietro per essere poi assegnato definitivamente alla quarta domenica di giugno.

La competizione si disputa tra i cinque Rioni che compongono la città: Bianco, Giallo, Nero, Rosso, Verde

Ogni Rione ha la sede nel territorio della propria competenza geografica cittadina. Trattasi di edifici molto grandi, di proprietà comunale dove trovano posto il bar, il circolo, sale riunioni e i locali per chiarine, tamburi e sbandieratori. I cavalli sono ospitati presso il Centro Civico Rioni, dove ogni Rione ha una propria scuderia con i cavalli da corsa.

Nei 15 giorni antecedenti la gara si disputano le prove alle quali il pubblico ha accesso gratuito.

E’ tradizione che nella terza domenica di giugno, i Priori dei rioni ed i contendenti che disputeranno il palio prestino, nella Piazza del Popolo, nelle mani del Magistrato e del Maestro di campo, giuramento di rispettare le regole imposte dalla cavalleria e di combattere lealmente per i colori del proprio Rione. Prima di questa solenne cerimonia, si svolge la gara tra gli Alfieri sbandieranti delle cinque contrade faentine, nella classica specialità della “Coppia”. Mentre il terzo sabato di giugno si svolge il torneo degli sbandieranti nelle specialità del “Singolo”, della “Piccola Squadra” e della “Grande Squadra”.

La rievocazione storica -quarta domenica di giugno- ha inizio con la passeggiata storica, dove i figuranti dei cinque rioni sono preceduti dal gruppo Municipale – sede della Magistratura del Palio -. Il corteo si concentra in Piazza del Popolo verso le ore 16.00 della domenica pomeriggio da dove riparte e, attraversando tutta la città, si conclude al campo di gara  presso lo stadio comunale.

E’ un vero spettacolo ammirare gli oltre 400 figuranti che indossano costumi rinascimentali, rigorosamente realizzati dopo la verifica della Deputazione Storica che ne attesta la conformità, sia per quanto riguarda i modelli che le stoffe.

Regolamento della corsa del Palio del Niballo

Partecipano cinque cavalieri in costumi rinascimentali ed armati di una lancia della lunghezza di mt 2,75 m e del peso di kg 3,250. Il torneo inizia con la sfida del cavaliere rappresentante il Rione ultimo classificato nel Palio precedente ai quattro cavalieri dei Rioni avversari, identica sfida viene poi lanciata da tutti gli altri contendenti per un totale di 20 incontri.

Scendono in campo, chiamati dal Magistrato, due cavalieri che posti alla pari entro appositi stalli di partenza, si dirigono in senso opposto percorrendo a sprone battuto una pista a ferro di cavallo incontrandosi sul “Niballo”, raffigurante un saracino con entrambe le braccia aperte e terminanti con un bersaglio di 8 cm di diametro

II primo dei giostratori che, senza avere commesso irregolarità durante il percorso colpisce il bersaglio, vince lo scontro

Ad ogni scontro, il cavaliere vincitore conquista uno scudo coi colori del Rione avversario, che viene issato sulla tribuna del proprio Rione. Al termine selle cinque tornate, il “vallo” (drappo di raso finemente ricamato a mano), viene assegnato al Rione che avrà acquisito il maggior numero di scudi.  Al secondo va il premio della porchetta, al terzo la resta di aglio e il gallo.

Programma:

Terzo sabato e terza Domenica di Giugno: Torneo delle Bandiere e Giuramento dei Cavalieri

Quarta Domenica di Giugno: Palio del Niballo

Durante la settimana manifestazioni e gastronomia nelle sedi dei cinque rioni cittadini.

            E’ tradizione che all’interno dei Rioni vi siano dei ragazzi che si allenano quotidianamente per poter disputare nel futuro il Niballo.

            Per verificare la loro bravura, nel 1997 è nato il torneo della Bigorda d’Oro che si disputa la seconda domenica di Giugno, in notturna.

            Il nome Bigorda deriva dall’antico termine provenzale “beort” che significa armeggiare in torneo. Lo stesso termine viene usato per la lancia di tipo leggero usato nelle moderne giostre cavalleresche.

            A questo torneo possono partecipare solo giovani cavalieri che non abbiano mai gareggiato per il Niballo.

Il regolamento della gara è lo stesso del Palio del Niballo

Il Niballo, Palio di Faenza, è una sfida unica nel suo genere, perché comprende la particolarità della Giostra, lo scontro diretto tra i cavalieri, il pathos della corsa, la necessità del cavaliere di giungere sul bersaglio prima dell’avversario, e l’abilità del torneante della Quintana che, spingendo il cavallo al gran galoppo, deve colpire con la lancia un bersaglio del diametro di soli 8 cm.

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